Roberto – Perché fotografo le vele

E’ spesso dibattuto il tema di fotografi amatoriali e fotografi professionisti, espongo a tal proposito un mio breve pensiero. Le considerazioni sono del tutto personali, non hanno nessuna valenza critica ed in modo particolare non sono neppure indirizzate alle persone che postano su FB tali argomentazioni. Rimane solo una mia riflessione ad alta voce.

Premesso che “il professionista”, di qualsiasi genere, è sempre per me una persona da rispettare, infatti ad amici e parenti che “professano” ho sempre il timore a chiedere qualcosa in quanto sono certo che avrebbero nei miei confronti delle premure che comunque portano via loro del tempo prezioso, con maggior impegno e minor guadagno.

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E’ anche vero però che talvolta le cose si fanno, si offrono per il solo piacere di farle. Quella cosiddetta “passione”, che spesso ci fa fare cose a scapito di denaro, tempo ed affetti. Le prime passioni che vengono alla mente sono “pescatori, cacciatori, cercatori di funghi, …”, oppure sportivi “ciclisti, podisti, velisti, …”, o quelli di mestiere “falegname, meccanico, informatico, elettricista …” e perché no … fotografo!!!

Posso aggiungere, come esperienza personale, che anche il mio lavoro, se pur da dipendente, mi ha sempre dato estreme soddisfazioni, spesso mi fermavo di più in ufficio senza neppure chiedere ore di straordinario, spesso alla sera a casa davanti al pc rivedevo cose del lavoro stesso, proprio per la “passione” che ho sempre messo nel farlo.

Poi nel lavoro sono arrivate delusioni, la capacità e la conoscenza è stata soppiantata da nuovi orizzonti , nuovi modi di vedere ed impostare il lavoro e questo mondo si è ringiovanito, l’esperienza decennale è stata soppiantata da una neo laurea. Da allora continuo seriamente a fare il mio “dovere”, ma senza più quella “passione” che dapprima alimentava e sopperiva ogni impegno maggiore.

Però tutti abbiamo bisogno di sfogare “passioni”, in un modo o nell’altro. Allora circa dieci anni fa, ho ripreso in mano la macchina fotografica, lasciata oramai da diversi anni nel cassetto. La fotografia era già una passione latente a 18/20 anni, quando iniziai a fare le miei prime esperienze in camera oscura.

Quindi ripresa in mano questa scatola magica, diventata nel frattempo digitale con tutti i benefici del caso, ho partecipato a corsi di fotografia, da dove, insieme ad altri appassionati, è poi nato un gruppo fotografico.

Continuava comunque a girarmi nel cervello quella domanda che viene posta a qualsiasi neofita. Perché? Perche fotografi? Cosa fotografi? Stessa domanda che possiamo porre ad un pescatore, ad un ciclista, ad un agricoltore. Non certamente per guadagno, spesso le spese sono maggiori dei ricavi, neppure per gli onori della cronaca … nessuno dirà mai che un ciclista amatoriale è riuscito a fare i “quattro passi dolomitici”, forse neppure per autostima … quante volte siamo delusi da quello che facciamo.

Ecco, forse è proprio questa però la risposta, chi fa una cosa per passione è il peggior critico di se stesso, e sarà sempre questa la rincorsa per migliorarsi, lo stimolo che in ogni istante spinge a fare ed a dimostrare, soprattutto a se stessi.

Ok, quindi “fotografo” per il piacere di poter dimostrare, prima di tutto  a se stesso, di valere, di sapere e di poter competere. Stesso discorso che può essere applicato a tutte le altre “passioni”.

Ma rimanendo in “fotografia”, anche sulla base di nuove conoscenze specifiche, nasce ora un’altra domanda. Cosa fotografo?

Inizi allora a fare infinite esperienze, ti lanci per la strada a fare la “street”, ti alzi al mattino presto per fare “macro” alle farfalle, esci in cattive condizioni di tempo e luce per fare “paesaggi” mozzafiato, esci in notti invernali a meno cinque per fotografare la cometa, ecc. ecc

Fino a quando trovi infiniti pretesti per fotografare, significa che non hai ancora trovato la “tua” giusta strada, non è ancora scattata quella passione che ti fa cambiare attrezzatura, che ti fa “investire” nel corredo (nel caso di fotoamatore il termine investire ha un significato diverso che per un professionista), che ti da ritmi costanti, ovvero sai quando devi uscire con la fotocamera perche sai cosa vai a fare.

Poi c’è il “caso”. Un evento, una richiesta, un incontro fortuito fanno si che ti venga richiesta una prestazione, un favore, “… visto che hai la macchina fotografica, perche non vieni a fare due foto … ”, una cosa a cui forse non saresti mai arrivato.

Allora ti ritrovi, (… mi ritrovo), su un gommone in mezzo al mare con un infinità di barche, di vele, di colori, contornati da una cornice fantastica (il nostro golfo!). Inizi a scattare senza sapere neppure quello che fai, priorità di tempi, alti iso, stabilizzatore, profondità di campo … nel cervello iniziano a susseguirsi, dubbi, domande risposte, tutto quello che facevi prima ed avevi il tempo di ragionarci, ora è tutto più veloce. Devi entrare in simbiosi con il mare, la vela, l’onda, la tecnica fotografica, la conoscenza delle regole di regata.

Torni a casa,riguardi centinaia di foto “… bella, brutta, da migliorare, ho sbagliato, potevo fare, la prossima volta”. Rifletti, analizzi, ti informi, sperando in una prossima volta. Ma, diversamente da altre fotografie fatte prima, questa diventa uno stimolo continuo, della “macro” non ti interessa più nulla, fiori, farfalle, tubi di prolunga … ora senti la voglia, il desiderio di risalire a bordo, inizia a ricercare cosa fanno i “grandi”, li cerchi, guardi le loro foto, ti immagini, speri, e progetti anche di cambiare attrezzatura.

Ma perché? Per cosa? Nessuno ti da nulla, non vieni ripagato, metti a rischio il tuo corredo, passi domeniche in mare, spesso anche in cattive condizioni. Ma allora, perché lo fai?

Per la “passione”. Quando scatta nel cervello quel automatismo, è quasi come una droga, dinorfine ed endorfine continuano a stimolarti, a dare piacere, a dare nuovi stimoli, nuovi interessi, curiosità. Tutto quello che fai diventa interessante, anche i risultati peggiori sono comunque stimoli per se stessi, hai la fortuna di non dover dimostrare nulla a nessuno, nessuno ti ha commissionato un “lavoro”, nessuno ti paga.

Ecco, qui siamo alla svolta, “nessuno ti paga”!!!. E’ vero, sono stato una domenica in mare, ho impegnato del mio tempo, ho rischiato, … qualcuno gode del mio operato, perché non farmi “pagare”?!

Allora rianalizzi quello che stai facendo “faccio bene? Sono in regola? È corretto?”. Quello che era solo piacere diventa anche ansia. “Forse porto via il lavoro a qualcuno”, inizi a pensare.  Allora sai che faccio “… apro una partita IVA e mi faccio pagare”, ci guadagno anche. Ecco allora ti metti in concorrenza con i “professionisti”, allora diventa un lavoro, un mandato, devi portare risultati. Sarà ancora divertimento?

Quindi, sai che fai, il mare ti piace, le barche idem, il contesto, il fascino della manifestazione sono il tuo “compenso”, magari qualche bravo da chi apprezza le tue foto. Qualche omaggio per permettere comunque di poter riessere su quel gommone anche la domenica successiva.

Ma “eticamente” sto sbagliando? In un mondo che non ha più regole, in un mondo che tutti hanno da far valere i propri diritti, che siano gay, etero, musulmani o cattolici, bianchi, neri, possibile che io non possa lasciare andare la mia passione fotografica per il mare e le barche a vela? Non è un mio diritto fare quello che mi piace?

Buona luce e … buon vento 🙂